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C’è ancora domani: il Neorealismo diventa realismo nel Capolavoro di Paola Cortellesi

È una mattinata baciata dal sole, quella che accompagna il risveglio di Delia e della sua famiglia. Una mattinata come le altre, scandita dalle faccende domestiche di una moglie italiana nel cuore di una Roma dove il Duce è appena caduto, e la Repubblica muove i suoi primi passi.

Impossibile non pensare a Una giornata particolare di Ettore Scola, guardando l’incipit di C’è ancora domani.  D’altra parte, Paola Cortellesi intende mettere in discussione decenni di rappresentazioni della famiglia italiana patriarcale, mostrandone il volto più oscuro. Ed era stato proprio Ettore Scola, a mostrarci la verità della famiglia fascista dietro le imposte chiuse di un condominio deserto. 

Ciò che rende C’è ancora domani uno dei film più belli e sovversivi degli ultimi decenni, è proprio questo mostrarci una verità che ci è stata a lungo celata dal cinema, strumento al servizio di registi e produttori volontariamente o involontariamente misogini, che hanno tratteggiato la figura dell’uomo italiano “latin lover” che nel Dopoguerra ha fatto innamorare il mondo intero, in particolare Hollywood.

No, non ci sono mazzi di fiori o giri in vespa o bagni nella Fontana di Trevi, nell’affresco in bianco e nero di C’è ancora domani: ci sono gli echi di calci e pugni, il dolore di umiliazioni e vessazioni che gli uomini hanno inflitto alle nostre madri o alle nostre nonne, e che ancora oggi persistono sotto la superficie di una società che si professa civile ed egualitaria. 

Delia è una delle più struggenti rappresentazioni della donna che il cinema ci abbia mai donato, pilastro e stella fulgente del nucleo familiare che ha promesso di proteggere,  a cui si contrappone la prepotenza del maschio, figlio di una cultura che nella violenza trova la strada per ammaestrare la donna, rendendola schiava. 

E poi c’è l’amore, che per decenni si è imposto come unica via di fuga e salvezza da morte certa per mano di un padre padrone. L’amore romantico, quell’illusione che ti getta nelle braccia di un altro uomo, tra promesse di una vita migliore e la delusione che spesso queste promesse portano con sè. Perchè l’uomo, si sa, si innamora in un giorno e in un giorno ti abbandona. 

Ciò che il film di Paola Cortellesi celebra non è l’amore romantico, ma è l’amore di una madre per i propri figli, e il coraggioso percorso per donare loro un esempio di madre che sia diversa da quella che hanno conosciuto, un faro da seguire per non cadere nella trappola della violenza domestica. 

Far sentire la propria voce, questo il messaggio di Delia. Non state zitte. Reclamate il diritto all’intelletto che ci contraddistingue dalle bestie, e ci rende esseri umani. Senza violenza, attraverso il potere rivoluzionario del pensiero. Trovare la propria dignità attraverso l’espressione del proprio io. Questa è la “libertà” che Delia trova in C’è ancora domani. Non la libertà effimera che ti proietta nelle braccia di un altro uomo fatta di promesse mai mantenute. La libertà che soggiace nel diritto di voto, fondamento di una Democrazia liberale. 

Non è un discorso politico, ma un tributo ai diritti fondamentali di ogni essere umano in una società che si definisce civile, dove la parola mia conta quanto la parola tua, uomo o donna ch’io sia. Si chiama suffragio universale.  Tutti noi italiani, da quel giorno in poi ci siamo sentiti per un attimo uguali. 

Se cercate ancora una ragione per l’incredibile successo di questo film, cercatela qui; in questo grido di libertà “a bocca chiusa” che a tutti noi viene concesso, e che dobbiamo esercitare con tutte le nostre forze. 

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