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Elvis: la tragica fiaba del pavone e della sua gabbia dorata

C’è una grande differenza, nell’affidare un film biografico ad un regista come tanti piuttosto che ad un regista visionario come Baz Luhrmann. Se poi il protagonista della pellicola è un mirabolante fenomeno della natura come Elvis, ecco che la storia di un uomo diviene poesia e tragedia greca. 

Nelle mani di un “imbonitore” circense come Baz Luhrmann, Elvis non è semplicemente un film biografico sulla vita della leggenda del rock Elvis Presley, ma una fiaba dolce e amara che della vita e della carriera di Elvis ne cattura l’essenza, trasformandola in una storia universale. Sono giochi di prestigio che solamente i grandi narratori sono in grado di fare, sulla scia di quello che Shakespeare ci ha insegnato con il suo Riccardo III, lungi dall’essere la semplice storia di un regnante d’Inghilterra.

Ed è proprio dal punto di vista del burattinaio, che la parabola di Elvis ci viene narrata. Uno straordinario ed istrionico Tom Hanks interpreta la complessa figura del Colonnello Tom Parker, mentore, secondo padre e “Mangiafuoco” di Elvis, ovvero colui che grazie alle sue capacità di seduzione riesce a chiuderlo in quella gabbia dorata che fu Las Vegas, privando il resto del mondo del suo indiscutibile talento.

Il film di Baz Luhrmann si concentra proprio sul rapporto tra Elvis e “Il Colonnello”, e attraverso questo rapporto ci narra la fiaba di un artista dotato di un incredibile talento ma dall’animo fragile, un “bambino prodigio” con un magnetismo in grado di attrarre le folle in tutto il mondo. 

Tutto ciò non sarebbe stato possibile, senza l’incredibile interpretazione di Austin Butler, che dà vita ad Elvis Presley attraverso ogni fibra del suo corpo e ogni pagliuzza del suo incredibile sguardo, che alterna la furia alla rassegnazione con rara maestria. 

Con una regia eclettica che si avvicina alle acrobazie estetiche di Moulin Rouge, Elvis diventa un eroe tragico combattuto tra il desiderio di comunicare al mondo attraverso la musica qualcosa di estremamente importante, e la difficoltà emotiva di spiccare il volo. Un uccello raro dai colori sgargianti che il colonnello sa come tenere ben sigillato nella sua gabbia dorata.

 Diretto con la passione di chi ha amato profondamente il personaggio, Elvis è una ballata sgargiante e malinconica che rende omaggio ad un’icona che con il passare dei decenni è diventata quasi un “costume di carnevale”, una calamita da appendere al frigo, e gli restituisce tutta la grandezza estetica e lo spessore che merita nella storia della musica. 

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