Horror,  Recensioni

A Classic Horror Story: Netflix sfonda la quarta parete con Bloodflix

Su Netflix è arrivato finalmente A Classic Horror Story, l’atteso horror italiano che fin dal trailer prometteva un cliffhanger non da poco. Scopriamo di cosa si tratta.

Premessa doverosa: non leggete oltre se non avete visto ancora il film su Netflix, perché questa recensione  è altamente a RISCHIO SPOILER.

A Classic Horror Story si presenta come un ricettacolo di cliché fin dal titolo, strizzando l’occhio alla fortunata saga antologica di Ryan Murphy, American Horror Story, dove ogni stagione è caratterizzata da un ribaltamento dei topic cari al genere horror. 

Nella prima parte del film è difficile non percepire quel senso di “già visto”, dal momento che la pellicola attinge a piene mani dai classici degli anni ’70 e ’80, a partire da Non aprite quella porta fino a La Casa di Sam Raimi, passando per Misery non deve morire, Scream e chi più ne ha più ne metta.

E’ nella seconda parte, che il film svela il suo spettacolare cliffhanger narrativo. Anche qui si potrebbe obiettare che A Classic Horror Story scimmiotta il The Village di M.Night Shyamalan o Quella Casa nel Bosco, ma i registi Roberto De Feo e Paolo Strippoli riescono a loro modo a ribaltare il film con un colpo di scena originale, che rimanda agli Snuff Movie, e che forse solo un cult come Scream aveva azzardato nei suoi vari capitoli. 

A Classic Horror Story introduce inoltre in un film dall’impianto americano una leggenda popolare tutta italiana, che ha a che fare con le origini della Mafia. Una trovata che richiama a Il Signor Diavolo di Pupi Avati, e che a suo modo colloca questo horror nell’immaginario del nostro Paese, pur utilizzando le regole narrative degli slasher americani. 

Ma è nella scena post-credit, che Netflix cala l’asso. Dopo i titoli di coda assistiamo ad una totale rottura della quarta parete che divide la vita reale dalla finzione.

Bloodflix, la versione Snuff di Netflix, è una trovata geniale che pone al centro del film la reazione dello spettatore e il suo voyeurismo, capovolgendo completamente il punto di vista sul film.

A Classic Horror Story è un esperimento meta-cinematografico che rende omaggio al genere, ma che nello stesso tempo si diverte a destrutturare il senso stesso dell’horror, ormai alla ricerca di una nuova dimensione che non sia nostalgica degli splatter prodotti nei decenni passati.

E se Bloodflix diventasse realtà? 

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