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A Mano Disarmata: l’unica arma della giustizia è il coraggio della tua voce

A mano disarmata. Come uno dei cartelli dei sostenitori di Federica Angeli, la giornalista che attraverso la sua inchiesta iniziata nel 2013 sulle organizzazioni criminali di Ostia ha fatto in modo che la giustizia facesse il suo corso.

Diretto da Claudio Bonivento, A mano disarmata racconta la vera storia di Federica, cronista del quotidiano La Repubblica che vede la sua vita stravolta proprio a causa dell’inchiesta sulle azioni criminali dei clan di Ostia, che portarono all’arresto di 32 persone appartenenti al clan Spada.

Ad interpretare Federica nel film troviamo Claudia Gerini, che  si cala perfettamente nel ruolo di una moglie e di una madre che trova il coraggio di combattere con l’unica arma che possiede: la sua voce, e il potere disarmante della verità. Federica spezza quel muro di omertà che opprime i cittadini, vessati dai clan locali che detengono il potere in modo coercitivo su ogni aspetto della comunità di Ostia. 

Federica inizia una partita pericolosa che mette in gioco la sua stessa vita e quella dei suoi familiari, dei suoi figli. Viene messa sotto scorta, pagando il prezzo di una libertà perduta in nome di un valore più grande della vita stessa: la giustizia, la libertà. Il bene. Quella di Federica è una Rivoluzione, e come tutte le rivoluzioni innesta una catena di solidarietà che si dimostra più forte della criminalità che tiene in pugno Roma, mostrando una via che passa necessariamente per l’abbattimento di ogni omertà.

Federica lotta per la dignità umana, per il futuro dei suoi figli, per un senso di giustizia che è più forte della paura della morte.

A farle da contraltare, uno straordinario Mirko Frezza nel ruolo di Calogero Costa, uno dei boss del clan mafioso che impone con la violenza il proprio credo sulle genti di Ostia. Calogero rappresenta tutto ciò che Federica non è: la prepotenza come “arma” per tenere in pugno gli altri. 

A mano disarmata è un film d’inchiesta che ci racconta il difficile compito di un atto di coraggio. Quel coraggio che solo pochi uomini e donne riescono ad avere, forse lo stesso che ha spinto Falcone e Borsellino a non mollare mai. Quel coraggio che porta con se una vita di paura e di reclusione, ma che permette di guardare negli occhi il proprio nemico, di alzare la testa e sentirsi davvero “uomini”. 

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