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Avventura,  Recensioni

Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta: quando Spielberg e Lucas inventarono l’avventura

Non è un caso se gli anni ’70 e ’80 cinematografici vengono definiti “gli anni dei ragazzi d’oro del Cinema”. Erano gli anni in cui l’industria di Hollywood vedeva l’ascesa di intraprendenti giovani registi; i loro nomi erano George Lucas, Steven Spielberg, Martin Scorsese e Francis Ford Coppola.

Succedeva così che mentre George Lucas era impegnato sul set di un film di fantascienza chiamato Star Wars, Steven Spielberg lo andasse a trovare per dargli una mano, e viceversa George Lucas faceva lo stesso con Spielberg. Fu così che un giorno del 1977 Lucas parlò a Spielberg dell’idea di un archeologo avventuriero alla ricerca di tesori di nome Indiana. A questo nome, Spielberg aggiunse il cognome Jones. Così nacque Indiana Jones. 

Se a questo aggiungiamo che sul set di Star Wars un giovane attore di nome Harrison Ford aveva stregato il mondo nel ruolo di Han Solo, ecco che possiamo definire il personaggio il risultato perfetto della collaborazione tra due grandi registi pieni di immaginazione. 

Indiana Jones Steven Spielberg e George Lucas
Steven Spielberg, Harrison Ford e George Lucas

E’ difficile immaginare il genere “Avventura” senza Indiana Jones, così come i numerosi personaggi creati negli anni a venire che si lanciano in avventure mozzafiato nei luoghi dimenticati della Terra: Lara Croft, il Professor Alan Grant di Jurassic Park, le peripezie di Jumanji. Allo stesso tempo, impossibile scindere il personaggio di Indiana Jones da quello di James Bond, suo predecessore: entrambi condividono una particolare influenza sulle donne, un’eleganza innata e una capacità di cavarsela egregiamente in ogni situazione di pericolo. 

Quella di Indiana Jones è una ricetta perfetta per il grande pubblico, capace di mixare alla perfezione l’azione alla James Bond con il mistero di luoghi esotici e leggende dimenticate, corredate da un pizzico di esoterismo che rende la storia imprevedibile e ricca di colpi di scena. Gli anni ’80 erano anche il decennio dell’ascesa dei videogame, e le “trappole” di Indiana Jones ricordavano i primi platform in due dimensioni, dove l’eroe pixelato doveva saltare tra lame che fuoriescono dal terreno e sbloccare porte con chiavi meccaniche. 

Indiana Jones

A differenza di Bond, Indiana usa l’ingegno e la sua cultura storico-archeologica per districarsi nelle avventure in cui si trova coinvolto, e seppur goffo la fortuna sembra essere dalla sua parte, e ogni scazzottata diventa un susseguirsi di gag comiche che ricordano i fumetti e i cartoni animati. 

Steven Spielberg, inoltre, dà spessore a Indiana Jones traendo spunto dal misticismo delle varie culture del mondo: se ne I Predatori dell’Arca Perduta esploriamo il mondo esoterico dei Nazisti e di Hitler, ne Il Tempio Maledetto è la mitologia indiana ad essere esplorata, e attraverso un Blockbuster noi occidentali ci avviciniamo a culture tribali e popoli di altre terre lontane. 

Un viaggio divertente e nello stesso tempo ricco di scoperte che è l’essenza stessa del cinema d’avventura. 

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