Biancaneve Walt Disney
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Biancaneve e i Sette Nani: c’era una volta un sogno…

C’era una volta un uomo che aveva un sogno: quello di trasformare l’animazione in energia vitale, in emozione e magia. Quell’uomo si chiamava Walt Disney, e oggi 5 dicembre in occasione del suo compleanno vogliamo celebrarlo con il suo gioiello più prezioso: Biancaneve e i Sette Nani.

Se oggi ci emozioniamo di fronte ad un film di animazione, è perché il 21 dicembre del 1937 un uomo ci dimostrò che questo era possibile. Fino a quel giorno l’animazione comprendeva cortometraggi buffi e divertenti, una fantasmagoria per i bambini che incuriosiva gli adulti e nulla più. Ma già nel 1934, Walt Disney voleva dimostrare al mondo che attraverso l’animazione si poteva arrivare al cuore delle persone: il disegno sarebbe potuto diventare un lungometraggio. 

Biancaneve e i Sette Nani non è semplicemente un film, ma una costola stessa di Walt: la produzione mastodontica lo costrinse a mettere in gioco tutte le risorse finanziarie e creative di cui disponeva, compresa la sua casa, ipotecata per ricavare liquidità per proseguire la lavorazione del film. Uno sforzo produttivo enorme che solo un folle sognatore poteva inseguire. 

Per dimostrare al mondo che l’animazione poteva diventare “vita”, Walt caricò Biancaneve dell’intero spettro di emozioni della natura umana, come se realizzasse una pozione stregata capace di irretire la volontà dello spettatore: lo immerse nell’invidia di una perfida Regina Cattiva, lo colorò con il candido canto di colombe e usignoli, e attraverso i sette nani diede vita alla varietà del comportamento umano. Il risultato fu dirompente: in 83 minuti qualsiasi spettatore alla prima visione di Biancaneve sperimenta la meraviglia, il terrore, il divertimento, la commozione.

Biancaneve

L’ultima scena del film, quando i Sette Nani piangono la morte della Principessa radunati intorno al suo letto di morte, è emblematica della volontà di Walt Disney di cercare nell’animazione la verità profonda dell’animo umano. Se si commuoveranno per la morte di Biancaneve, quella parete che divide il disegno animato dalla realtà sarà abbattuta per sempre. Questa volontà di trasformare l’animazione in vita verrà rappresentata in modo ancora più evidente in Pinocchio, che non a caso fu il lungometraggio successivo a Biancaneve. 

Nani piangono Biancaneve

Da un punto di vista pittorico Biancaneve e i Sette Nani è considerato all’unanimità un’opera d’arte: basandosi sui concept art di Albert Hurter, Disney diede al film una luce europea, attingendo dalle fiabe di Arthur Rackam e dei Fratelli Grimm: ogni fotogramma è un fermo immagine di eleganza e candore, a cui fa da contraltare il mondo neo-gotico della Regina Cattiva. 

Nel 1939, l’Academy premiò il film con sette piccoli Oscar e uno più grande, a simboleggiare l’incredibile innovazione portata da Walt Disney nella storia del Cinema. 

Biancaneve 7 oscar

Perché se oggi ci emozioniamo di fronte ad un film d’animazione, è grazie ad un uomo che sognava che questo un giorno sarebbe stato possibile. E da quel sogno, forse, non ci desteremo mai.

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