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Mulan sotto assedio: dall’Asia vogliono boicottare il film

Non c’è tregua per l’eroina di casa Disney Mulan: dopo i numerosi rinvii per l’uscita in sala e la discussa scelta della Casa di Topolino di distribuire il film su Disney+, un’altra minaccia si leva da Oriente.

La polemica si è accesa con l’arresto ad agosto dell’attivista di Hong Kong Agnes Chow (poi rilasciata su cauzione), da molti etichettata come “la vera Mulan”, una figura che si è opposta all’egemonia del Partito Comunista Cinese nell’ex  protettorato britannico. 

A far partire la polemica contro il film era stata in realtà lo scorso anno  l’attrice statunitense (ma di origini cinesi) Liu Yifei, ovvero la protagonista del remake, esprimendo il suo appoggio alla polizia di Hong Kong, che aveva cercato di reprimere ogni tipo di ribellione. 

L’attivista di Hong Kong Joshua Wong aveva fatto partire le polemiche contro il film dopo le dichiarazioni dell’attrice, difendendo Agnes Chow e invitando tutti sui social media a boicottare il film Disney. 

Nelle scorse ore la polemica si è accesa ulteriormente per via dei ringraziamenti alle autorità cinesi che la Disney ha inserito nei titoli di coda di Mulan. In particolare, la Disney cita le autorità della provincia dello Xinjiang, dove sono attivi dei “campi di rieducazione” dove il Partito Comunista Cinese attua un rigido controllo delle nascite che ha portato diversi esperti a parlare di “genocidio demografico”.

Molti attivisti si stanno scagliando contro il film attraverso i social media, e le polemiche non accennano a placarsi. Un film di intrattenimento si lega così indissolubilmente a equilibri politici e culturali delicati e complessi. 

Voi avete visto Mulan su Disney+? Cosa ne pensate? 

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