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Panic Room: la claustrofobia degli spazi aperti secondo Fincher

Ci si sente già schiacciati, quando i titoli di testa di Panic Room ci mostrano quelle scritte tridimensionali sospese tra i grattacieli di Manhattan.

Dopo il successo di Se7en e di Fight Club, nel 2002 David Fincher sceglie di dirigere un thriller ad alta tensione dando vita ad un nuovo sottogenere, il così detto Home Invasion.

Nel farlo, immagina gli spazi del film come un diabolico architetto progetterebbe stanze capaci di indurre panico ed alimentare fobie: sceglie la metropoli più verticale del mondo, una immensa casa e di contro una piccola stanza blindata antipanico, e gioca con lo spettatore su quello strano legame tra la claustrofobia (paura degli spazi chiusi) e l’agorafobia (paura degli spazi aperti).

Si può temere per la propria incolumità nella propria casa in una città sorvegliata come New York? In un Millennio in cui la follia sembra possedere la società, le persone benestanti di una grande metropoli si dotano di una Panic Room, un bunker in cui rinchiudersi in caso di minaccia alla propria vita.

Una straordinaria Jodie Foster tiene le redini di un film incalzante, una caccia tra il gatto e il topo tra le mura domestiche, mentre una Kristen Stewart ancora bambina ansima per imminenti attacchi di diabete. Ed é proprio con gli spazi, che David Fincher intavola la battaglia di una madre contro i ladri che minacciano l’incolumità di sua figlia.

I pavimenti, i corridoi ancora sconosciuti di una nuova casa, le tubature e le intercapedini diventano trappole mortali e nello stesso tempo armi di difesa per impedire l’assedio del fortino in cui le due donne si rinchiudono.

Fin dall’inizio, Jodie Foster manifesta uno stato di ansia e di claustrofobia dovuto alle conseguenze di un matrimonio fallito, per cui sceglie uno spazio abitativo troppo ampio per le sue esigenze, quasi a voler cercare più aria di quanta ne serva per vivere.

Al contrario, la Panic Room rappresenta una sorta di tomba dove si rischia di venir dimenticati per sempre. Ma é proprio il luogo claustrofobico che per le due donne diviene un rifugio sicuro, mentre ciò che accade al di fuori di quella stanza é un pericolo ignoto e terrificante.

In questo senso, nello sviscerare e dare forma alle fobie dello spazio, Panic Room é un precursore di ogni film thriller a venire in cui delle famiglie sono assediate in casa da losche figure.

La violazione della Privacy é uno dei terrori del nuovo Millennio, che Fincher riesce a rappresentare con incredibile forza visiva.

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