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Marie Antoinette: quando Alice andó nel Paese delle Meraviglie di Francia

Cosa accomuna un racconto storico e biografico ambientato nella Francia di Luigi XVI con le atmosfere Rock e Punk degli anni ’70 e’80? Forse più di quanto possiamo immaginare.

Non era forse Versailles un luogo di assoluto libertinaggio e di assuefazione ad ogni piacere proibito del corpo e dello spirito?

Sofia Coppola sceglie di affiancare una ricostruzione scenografica e visiva impeccabile con il ritmo moderno della cultura pop, e con Marie Antoinette dà vita ad un gioiello cinematografico che restituisce al pubblico tutta la leziosità e la teatralità barocca della Reggia di Versailles, che molto ha a che vedere con la la contro-cultura musicale della nostra epoca.

Sofia Coppola enfatizza l’aspetto estetico del film ricercando le atmosfere di Alice nel Paese delle Meraviglie, e i nobili imbellettati con parrucche e fondotinta ci ricordano le figure astratte di quel sottomondo dove tutto é il contrario di tutto. Riuscite ad immaginare metafora più azzeccata per collocare Versailles nel contesto sociale e politico dell’Europa dell’epoca?

Sofia Coppola sceglie di non concentrarsi sul contesto politico e sociale per raccontare la storia di Maria Antonietta, ma piuttosto si focalizza sulla sua condizione interiore; in tal senso, Marie Antoinette é un film in soggettiva che ci mostra il mondo dorato di Versailles dal punto di vista di una Principessa bambina (una strepitosa Kirsten Dunst) che si trova imprigionata in una gabbia dorata fatta di regole ed etichette che sfiorano l’assurdo.

In questa prigione dorata, Marie Antoinette é schiava del suo ruolo politico, che consiste nella generazione di discendenti al servizio della Corona di Francia. Seppur reclusa in un magnifico palazzo tra tessuti pregiati e sfarzo, ella viene privata di ciò c’é di più prezioso nella vita: i sentimenti e la maternità. La figura della futura Regina di Francia é dunque alla stregua di un bellissimo puledro da allevare a Corte affinché irradi la sua bellezza al resto del mondo e generi discendenti per il futuro di questo mondo dorato. Tutti gli abitanti di Versailles sono figli di quel Dio Sole che convinse il mondo intero di essere creatura ultraterrena destinata a vivere in un Olimpo di sfarzo e piaceri.

Questo é il motivo per cui Marie Antoinette é un film di rara bellezza, dove ogni fotogramma sembra una pittura barocca e i colori di abiti e acconciature inebriano i sensi. Quando il film conquistò nel 2006 l’Oscar per i migliori costumi, nessuno ebbe da reclamare.

É nel finale del film, che Sofia Coppola manifesta il messaggio del film in modo molto incisivo. Il mondo irrompe improvvisamente nel regno fatato di Marie-Antoinette nelle vesti della Rivoluzione, bussando alla sua porta e chiedendo la sua testa. Lei, ormai consapevole del suo ruolo in questo assurdo gioco degli scacchi, accetta di trasformarsi nel capo espiatorio di tutte le colpe di questa famiglia allargata di nobili e regnanti incuranti del resto del mondo, e così Sofia Coppola le restituisce quella dignità che nel corso dei Secoli la storia le ha negato.

Marie Antoinette diviene a sua insaputa il simbolo di una politica, quella del Re Sole, incapace di ascoltare il popolo, ma la storia dimentica che questa Regina bambina era solo un’Alice in un paese delle Meraviglie, pedina di un mondo in decadenza che bramava potere e lussuria.

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