il miglio verde
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Il Miglio Verde: il grido d’accusa alla pena di morte di Stephen King

Stephen King definì il Miglio Verde una delle migliori trasposizioni cinematografiche di un suo romanzo.

Per chi di voi sa quanto sia critico il Re del Brivido rispetto alle pellicole tratte dai suoi libri (detesta Shining, ha criticato Carrie) ha ben presente quanto valgano queste parole.

Questa struggente storia venne pubblicata per la prima volta sotto forma di compendi a puntate distribuiti in edicola, e nel 1996 ottenne il premio letterario Bram Stoker. Frank Darabont, che decise di trarne il film, conquistò nel 2000 ben 4 Nomination ai Premi Oscar.

Il Miglio Verde è uno dei più intensi atti d’accusa contro la pena di morte, rappresentata da quell’ultimo Miglio che separa il condannato dalla sedia elettrica. Tom Hanks tratteggia il triste destino di una guardia carceraria, costretta ad accompagnare verso la morte un uomo dotato di incredibili poteri di guarigione, alla pari di un Dio.

John Coffey, imponente è spaventoso nella stazza, dolce e spaventato come un bambino nell’animo. Questo film ci mette di fronte al nostro ergerci a Dio nel dispensare la morte, inconsapevoli del fatto che commettere un errore è la cosa più bestiale che possiamo fare. Uccidere un innocente è disumano.

Il Miglio Verde oscilla tra il fantastico e il reale, ponendo la Fede nel Mistico al centro della questione sulla pena di morte. Chi ha il diritto di uccidere? Una domanda che Stephen King pone all suo pubblico con incredibile potenza attraverso questa storia.

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