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The Wrestler: la disfatta sul ring del sogno americano

Livido. Devastato. Tumefatto. Innalzato dalle folle a Dio Onnipotente per poi essere smitizzato, fino a diventare “un pezzo di carne maciullata”.

Come non leggere nella straziante figura di Randy “The Ram” Robinson, protagonista di The Wrestler,  la disfatta di un’intera Nazione, la Caduta di un Impero fondato su una mera illusione di Onnipotenza?

Cosa in fondo più del Wrestling può incarnare quella fede cieca verso il Sogno Americano? Se il Che è l’icona della ribellione stampata sulle t-shirt del mondo, l’Ariete è il simbolo di una atroce disfatta consumata sul ring della finzione.

Come un Cristo redentore, egli porta sulla carne le cicatrici di una sadica sconfitta, fino a quel colpo quasi fatale che richiama all’11 settembre, quella ferita inflitta al cuore dell’America. Emblematici in questo senso i due combattimenti: quello feroce contro un sadico pazzo suicida, e quello più controllato e stabilito a tavolino con il “Nemico Arabo”. Siamo nel 2009, e gli Stati Uniti sono impegnati in una guerra che sembra non avere fine. 

E così il ring di The Wrestler diviene metafora della scacchiera politica, dove i conflitti sono manipolati da abili burattinai, e gli eroi sono vittime innocenti di un sogno destinato a distruggerli, costringendoli per sempre a specchiarsi nell’ action figure di sè stessi, in un giocattolo dimenticato.

E’ ora di riporre la calzamaglia a stelle e strisce, Capitan America, perchè i tuoi figli e le tue figlie, le tue mogli e le tue madri, non sono più diposti a credere al tuo abbraccio rassicurante, alle tue possenti spalle che sembravano capaci di sostenere il mondo e i suoi pericoli.

Se c’è un barlume di speranza in quest’America, forse è riposta in quell’ultimo, salto nel vuoto. Quando Randy “The Ram” Robinson si innalza e risorge sulle corde del Ring, per poi spiccare il volo verso la Morte o verso una nuova Era di Gloria.

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