Io non ho paura locandina
Drammatici,  Recensioni

Io non ho paura: se guardi negli occhi un bambino, lui guarderà dentro di te

Siamo in un punto imprecisato della Basilicata, sul finire degli anni 80. È un paesaggio dominato dai campi di grano, il cui tempo è scandito dal giro del sole che batte impetuoso sulle pietre, implacabile. La noia è una fedele compagna di chi vive in queste terre, interrotta dal ronzio delle mosche in un eterno dormiveglia tra luce accecante e buio profondo. Io non ho paura di Gabriele Salvatores è ambientato in questo luogo sperduto, dove viene perpetrato un crudele crimine ai danni di un bambino. Questa è una storia in bilico tra il mondo degli adulti e quello dei bambini, vittime inconsapevoli delle follie dei loro genitori.

I bambini, in grado di sfuggire all’orrore attraverso la propria immaginazione, e nello stesso tempo capaci di comprendere ciò che si cela nel cuore del proprio padre, o della propria madre. Chiudono gli occhi per non vedere, per riaprirli solo di fronte ad un abbraccio o un gesto di affetto.

Il film, tratto da un libro di Ammaniti, è una storia di amicizia e di redenzione, che vede gli adulti fare i conti con i propri peccati di fronte ai propri figli. In quella tana tra i campi di grano, Michele e il piccolo Filippo instaurano un legame profondo che sopravvive alla violenza, e in quello sprazzo di luce a cavalcioni sulle spalle di Michele Filippo riscopre il mondo.

Un film delicato e malinconico, che commuove e apre uno squarcio sulla grazia violata dell’infanzia, e sull’incapacità degli adulti di ritrovare l’innocenza ormai perduta

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