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La Grande Bellezza: questo è un Impero in decadenza

La Grande Bellezza è la storia di un Imperatore di Roma, e del suo Impero in decadenza.
Roma, sublime teatro di una tragedia che si consuma ogni notte; quella di una Civiltà costretta a vivere sulle rovine del proprio Cimitero, un magnifico Tempio a ricordarci il fallimento della bellezza terrestre.

Le spoglie immortali di un Impero caduto sono lì a testimoniare l’ineluttabilità di ogni cosa; ruderi e colonne del foro, destinate ormai a sorreggere il peso della volta celeste. Sgorghi a fiumi il vino, e non si fermino le danze sotto la luna per i Patrizi di Roma. Che l’opulenza trionfi, dinanzi a tutta questa bellezza.

Poco importa, che il sangue degli innocenti venga sacrificato in suo nome. La bellezza è un atto di mortificazione verso un Dio superbo e opulento, il grido di un’anima innocente violentata che riversa il suo tormento su una tela bianca.

Creature esotiche, seducete il pubblico del Colosseo con il vostro piumaggio rosa, con la vostra mimesi del Creato. L’ultima concubina di Roma, serva del popolo, prende il suo posto tra gli esteti, e in un dolce sospiro muore.

Sì, perché ci si può struggere fino a morire, dinanzi a tutta questa bellezza. Si può perdere sé stessi, cercando di afferrare l’inafferrabile.

Perché ogni pietra di Roma tende al Divino, senza mai raggiungerlo davvero. E’ un oppio Proustiano che rimanda ad un passato lontano che non ti appartiene davvero, eterno ma effimero come un soffio di vento. E’ solo il Mistero delle cose, ricercabile nell’intimità delle proprie radici.

E’ il ricordo più bello, quello che nessun artista potrà mai scolpire nelle pietra, e nessun poeta potrà mai tradurre in versi. Quel vuoto incolmabile o colmo di compassione che si consuma nell’anima.